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ADOLESCENTI E ALCOOL

ADOLESCENTI E ALCOOL NELLE AREE METROPOLITANE: GIOVEDI 20 NOVEMBRE 2014 ore 10:00-12:00 c/o Circolo Filologico Milanese, Via Clerici n. 10 – Milano

Cari amici,

vi allego l’invito alla giornata di studio “ADOLESCENTI E ALCOOL NELLE AREE METROPOLITANE precocità, modelli di consumo, fattori influenti” che si svolgerà a Milano, Giovedì 20 Novembre presso il Circolo Filologico Milanese, in Via Clerici 10 (ore 10.00 – 13,00).

Nel corso dei lavori saranno presentati i risultati dell’indagine “Adolescenti e Alcol” realizzata dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, l’Osservatorio Permanente su Giovani e Alcol e Laboratorio Adolescenza.

Considerando la rilevanza del tema, in particolare per chi è a contatto con gli adolescenti, mi auguro che i vostri impegni vi consentano di partecipare.

Cari saluti

Maurizio Tucci

(Presidente Laboratorio Adolescenza)

Immagine1

Martedì 21 ottobre 2014, ore 18.00 – Somebody: la sessualità in adolescenza

La Provincia di Milano in collaborazione con l’Associazione Core in Care promuove

MARTEDI SERA IN CITTA – APERITIVI PER LA MENTE

Martedì 21 ottobre 2014, ore 18.00 il primo appuntamento si terrà presso lo Spazio del Sole e della Luna – via Ulisse Dini 7, Milano (Centro Puecher: IIS Allende, IIS Varalli, ITI Torricelli)

La serata è rivolta a tutti i ragazzi, docenti, educatori e genitori, verrà affrontato il tema della sessualità in adolescenza. 

SomeBody: la sessualità in adolescenza

L’’adolescenza è un periodo ricco di trasformazioni fisiche e psichiche, che comportano la continua ricerca e ridefinizione della propria identità. Per questo motivo, questa fase di vita rappresenta una sfida sia per i giovani sia per gli adulti che sono a loro vicini. Genitori ed insegnanti infatti si trovano spesso a costruire e modificare il loro ruolo in base alle esigenze dell’’adolescente. L’’incontro sarà focalizzato sulla tematica della sessualità in adolescenza che assume un’’importanza crescente anche alla luce dei fatti di cronaca contemporanei. Sarà svolto secondo una modalità interattiva in cui a partire da una presentazione frontale sarà lasciato ampio spazio alle domande dei partecipanti. Ginecologa e Psicologo introdurranno l’argomento è guideranno l’incontro.

Martedì in città

Martedì in città2

 

La scuola che vorrei - laboratorio - varalli

Laboratorio Adolescenza – La Scuola che Vorrei

Mercoledì 25 Giugno, alle ore 17,00, si terrà a Milano un incontro – organizzato da Laboratorio Adolescenza – sul tema “La scuola che vorrei”.

L’incontro si svolgerà presso la sede del Consiglio di Zona 5 del Comune di Milano (sala Cam), in Viale Tibaldi 41.

“La scuola che vorrei” è progetto avviato da Laboratorio Adolescenza, ma che troverà la sua articolazione nel corso del prossimo anno scolastico e che coinvolgerà la “scuola” in tutte le sue principali componenti (studenti, insegnanti, famiglie) e tutto il contesto economico, politico e sociale all’interno del quale la scuola vive.(istituzioni, sanità, sistema imprenditoriale…).

L’incontro di mercoledì 25, di cui vi allego l’invito, è aperto a chiunque sia interessato alla problematica, ed è finalizzato ad avviare una discussione sul progetto e raccogliere contributi di idee e di esperienze per arricchirlo e perfezionarlo.

Il progetto “La scuola che vorrei” ha già il patrocinio della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, della Società Italiana di Cure Primarie Pediatriche e del Consiglio di Zona 5 del Comune di Milano.

Laboratorio La scuola che vorrei

Laboratorio adolescenza – Cyberbullismo: preveniamolo con l’educazione al digitale

Laboratorio Adolescenza Cyberbullismo, un “gioco” pericoloso

Sabato 17 maggio 2014 dalle ore 8:30 alle ore 12:30

Presso la Sala Walter Tobagi – Consiglio di zona 5 - viale Tibaldi 41,  Milano

- organizzato in collaborazione con il Consiglio di Zona 5 del Comune di Milano -

Nell’ambito del ciclo di eventi “Adolescenza Età di Confine”,  è dedicato l’incontro- tavola rotonda sul tema del Cyberbullismo.

Ne parliamo con:

  • Maurizio Tucci – Presidente Associazione Laboratoio Adolescenza
  • Titti Alvino – Dirigente Scolastica I.C. Arcadia
  • Giacomo Cusano – insegnante di informatica
  • Alessandra Marazzani – psicologa
  • Roberta Quagliuolo – avvocato
  • Patrizia Tagliabue – pediatra

Interverrà l’On. Micaela Campana – prima firmataria della Proposta di Legge su “Disposizioni per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del bullismo informatico”

Sono stati invitati gli Assessori Cappelli e Granelli.

Invitiamo a partecipare genitori, insegnanti, educatori, pediatri, giornalisti e chiunque operi a contatto con gli adolescenti.

Contiamo sulla vostra personale partecipazione all’incontro di sabato 17 e sulla promozione che potrete fare dell’iniziativa.

Locandina PDF: Età di Confine Cyberbullismo

Croix d'Agades 4

A proposito di adolescenza…

A proposito di “Adolescenza, età di confine”

Egregio Prof. Michele Del Vecchio,

La ringrazio per l’invito al prossimo convegno sull’adolescenza, farò in modo d’esserci. Nel frattempo Le espongo alcuni pensieri che mi son venuti in mente variando leggermente così la punteggiatura del titolo

Adolescenza: età di confine.

Questa definizione ci rimanda alla dimensione temporale dell’esistenza, ma in qualche modo anche a quella spaziale. La parola “confine”, infatti, evoca l’idea di una linea, come appunto quella che per convenzione separa terre, stati, nazioni. Tutti però sappiamo che questa non è così netta e marcata come appare sulle carte geografiche, specialmente se dal nostro continente ci spostiamo in un’altro, ad esempio quello africano. Infatti, se scendiamo lungo la transahariana, ad un certo punto, giungiamo all’oasi di In-Guezzam, dove sappiamo finire l’Algeria; da lì, una ventina di chilometri ci separano da un altro posto di confine, Assamaka, dove, sempre per convenzione, sappiamo iniziare il Niger. Ecco, in mezzo a quei due “confini” che separano il nulla, c’è uno spazio detto “terra di nessuno”.
Ora, chi come me ha vissuto questa esperienza, sa che là il deserto è lo stesso, non cambia: identico paesaggio, stessa sabbia, stesse dune, pure i dromedari pascolano senza targhe affisse al sedere, e hanno lo stesso colore del deserto, fanno parte dello stesso paesaggio, come le acacie che qua e là affiorano dalla sabbia.
La metafora del deserto evidentemente non è casuale.

Età di confine, come dire, età di frontiera, di passaggio, di transizione; età che dall’infanzia conduce alla giovinezza, quindi al tempo di andare a votare, di prendere la patente, un porto d’armi, di sposarsi, insomma di essere responsabili verso se stessi e gli altri. Così, a partire da questa definizione insieme evolutiva ed itinerante, tentiamo di riflettere nella speranza di riuscire a meglio indirizzare i passi di questi giovani giunti all’“età di confine”, ovvero là dove, ATTENZIONE!, non inizia il deserto, bensì la sua consapevolezza. Sì, perché questo è già da un bel po’ di tempo (anzi di spazio) presente in loro, solo che sino a quel momento questo deserto l’hanno frequentano lasciandosi tenere per mano da noi, in primis mamma & papà, quindi da maestri, insegnanti ed educatori vari.

M’è sembrato quindi opportuno contestualizzare questo “confine” nel più ampio spazio dove si trova, e cioè in quel “deserto che cresce” nel quale siamo tutti, e non solo loro, confinati a vivere.

– Il deserto cresce: guai a chi cela in sé deserti ! –
(“Così parlò Zarathustra” Parte IV – Tra le figlie del deserto)

Chi ha sentito questo grido sin dentro la carne, ovvero nel proprio destino prima ancora che nel ruolo giocato in ufficio o per qualche competenza acquisita, sa che con questa immagine Nietzsche intendeva alludere ad un ospite che se allora poteva ancora apparire inquietante, il – nichilismo (1), ora non lo è più, visto che oggi ad inquietarci, più che la sua presenza (a cui ci siamo abituati a tal punto da considerarla “normale”), è la sua assenza. Conseguenza di questa normalizzazione è che sono divenuti quasi invisibili quei tratti che ci riportano alla nostalgia di assoluto, ovvero di senso e trascendenza.
Tra questi ci sono senz’altro la morte e l’eros, ma a ben vedere anche l’ansia di chi questi tratti scoprendoli li incarna più vivacemente: l’adolescente. Questo è il motivo per cui, a mio parere, questa ansia, ovvero il suo – evento, ci turba particolarmente: perché sempre e ogni volta da capo costringe la nostra “normale” inquietudine a dover fare i conti con il senso stesso del nostro stesso – stare al mondo. Si potrà obiettare che da sempre gli adolescenti hanno messo in crisi i propri genitori. È vero, ma è altresì vero che questa è la prima volta che è la stessa crisi ad esser divenuta epocale, producendo un vuoto di senso e un senso di vuoto mai raggiunti prima. E questo è appunto il nichilismo: un vuoto di sensi e di significati che si riempie ancora e sempre di vuoto di sensi e di significati.

Lo so, il discorso può sembrare contorto, ma così appare solo perché mostruosamente semplice, e questo ogni padre e madre, anche se non ha mai frequentato la metafisica, lo sa, anzi lo sente sulla sua pelle. Non so, invece, se altrettanto bene questa mostruosità la senta sulla sua la Scuola. Ne dubito, specie quando la vedo attardarsi su posizioni moral-umanistiche che lei per prima sa non stanno più né in cielo né in terra. Eppure resiste, ovviamente in mala fede, ma resiste. Ecco, sì, questa è la sua parola d’ordine, resistere. Sì, ma a chi, a cosa? Al nichilismo forse? Ma se lei è la prima a favorirlo questo “deserto che cresce” celandolo in sé! Se lei è la prima a sapere che i suoi “valori” non fondano più niente, “bocciati” e “respinti” come sono dalla realtà stessa in cui si trova ad insegnarli, così che per dire ancora qualcosa di credibile dovrebbe lei tornare in prima elementare, anzi all’asilo, e da lì ricominciare tutto da capo… E allora, visto che la storia, come lei stessa “storicisticamente” insegna, non torna mai indietro, che fa? No, non si confronta con lo spirito nuovo dei tempi ma con i luoghi vecchi dello spazio, si “territorializza”, incontra i suoi attori sociali, politici, culturali, le sue varie agenzie, gli Enti locali, le istituzioni, gli sponsor…
Ma sì, ben venga tutto questo, non c’è problema… abbia però il coraggio di guardarla bene in faccia questa realtà, riconoscerla questa mancanza di alternative, questa assenza di pensiero, questo senso di disfatta (e in effetti, di tanto in tanto, qualche maestro o professore questo coraggio lo trova e ne vien fuori un bel bestseller …).

Altro che indirizzare i giovani oltre l’”età di confine”, lo sanno già cosa c’è dopo, cosa li aspetta… i più di loro, una mezza idea del deserto se la sono già fatta a casa, in famiglia, e poi a scuola, appunto … Ma questo forse può essere anche un segnale positivo: in attesa di andare avanti nella vita sanno che non devono farsi troppe illusioni, che anche lei, la scuola, di fatto è solo un miraggio, una statua di sale, un colpo di sole da cui ripararsi uscendone il più presto possibile, magari con una risicatissima sufficienza, tanto poi, si sa, glielo dicono tutti, per riuscire nella vita ci vuole ben altro che un po’ di cultura, già, ben altro… Ma sia chiaro, queste cose non le dico per “mettere in croce” la scuola, ma per riconoscerne il ruolo cruciale, nevralgico, nell’attuale assetto della realtà. Lo so, è una responsabilità enorme; del resto, non è detto che uno ci debba per forza fare l’insegnante a scuola, potrebbe anche starsene in segreteria e comunque portarsi a casa uno stipendio onesto – o no? Così come, è giusto dire anche questo, nessuno è obbligato a fare figli, e se poi li fa non può lamentarsi se l’aria è inquinata, il mare è sporco, il mondo fa schifo. Lo sapeva già – o no? E allora di fronte ad un figlio che gli chiede “cosa m’hai messo al mondo a fare?”, evidentemente rimane abbastanza sbalordito, tanto più che per trovare un minimo di consolazione a tanto mistero, sa bene che può essergli d’aiuto più il vicino di casa che non Ratzinger in persona, se non altro perché quello ha figli anche lui, mentre il Papa non ne ha, quindi non può sapere cosa si prova a tenerne in mano uno appena nato, a sentirne l’alito caldo quando dorme, e poi, qualche anno dopo, ad aspettare che torni a casa alle quattro o alle cinque del mattino, con quello stesso alito d’allora, quando te lo tenevi stretto stretto sotto le coperte, ma che ora sa di fumo e di birra. Dico bene o sono stato un tantino retorico, anzi patetico?

– Il difficile non è raggiungere qualcosa,
è liberarsi della condizione in cui si è.-
Margherite Duras (“L’amante”)

Questa condizione io l’ho sentita nel grido – il deserto cresce: guai a chi cela in sé deserti! Quindi torno quindi là, dove ho iniziato a esporre questi miei pensieri, cioè tra In-Guezzam e Assamaka, in pieno Sahara, e là mi rivedo tra gente che quel deserto lo abita da sempre. Li chiamano tuareg. Sì, sono gli “uomini blu”, quelli che con il volto velato e un pugnale alla cintola, se ne vanno in giro in groppa ad un dromedario, a offrire te alla menta ai turisti in vena di emozioni esotiche. Forse, però, non tutti sanno che “tuareg” è un termine arabo, significa “abbandonati da Dio”. E difatti quelli se ne stanno in un posto che pare dimenticato da Dio: una distesa infinita di sabbia, sassi e pietre. Acqua neanche a parlarne, solo qualche pozzo qua e là, spesso a decine, centinaia di chilometri l’uno dall’altro. Insomma è il deserto, non una spiaggia assolata con tanto di ombrelloni e sedie a sdraio. Eppure, quelli, in quel posto che davvero pare dimenticato da Dio, là ci vivono da sempre, è il loro mondo, la loro dimensione, il loro, lo dico con un filo d’ironia – habitat.

Ma che c’entrano i tuareg con il tema di un convegno patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Milano? C’entrano, perché pure laggiù, in quella “terra di nessuno”, ci sono giovani che giungono a questa ”età di confine”, e padri premurosi che devono insegnar loro come viverla quella condizione così estrema. Ebbene, cosa fanno questi papà quando i loro figli (maschi) raggiungono questa età? Donano loro una bella croce d’argento (2) da portare sul petto, e accompagnano il gesto con queste parole:

“Figlio mio, ti dono le quattro direzioni del mondo, perché non si sa dove un giorno tu andrai a morire.”

Sono parole, queste, che danno molto da pensare: la consapevolezza della morte, il fissare il cielo notturno, la tetragonia, la corrispondenza tra cielo e terra, tra finitudine e infinito… Qualcuno ci potrà sentire la voce di Heidegger (Geviert), qualcun’altro quella di Jung, in ogni caso qualcosa più d’un banale souvenir …

Ecco, potrebbe essere davvero interessante discutere (perché no? magari in un prossimo convegno, sì, però senza farsi sponsorizzare da qualche tour operator specializzato in viaggi off road) quali possano essere “le quattro direzioni del mondo” da donare noi, padri della periferia sud-Milano, ai nostri figli, per far sì che questi sappiano orientarsi in quest’altro luogo “abbandonato da Dio” quanto il loro, se non di più.
La cosa però appare subito assai ardua, difficile, anche se, paradossalmente, con il navigatore satellitare dovrebbe riuscirci più facile. In realtà, non è così. Perché? Perché l’uso di questo strumento, se da un lato ci fornisce indicazioni esatte su dove andare, dall’altro ci sottrae la nostra stessa capacità di – immaginare il mondo, e cioè di come andare. In effetti, un tuareg con un GPS in mano non è più un tuareg, ma una guida pagata dal solito turista di passaggio. Sì, un tuareg è tuareg perché immagina il mondo che vive, questa è la sua capacità di orientamento, questa è la sua – magia, la magia che gli dona quel talismano. Ma, per noi, noi che viviamo in quest’altro deserto, cosa può significare – immaginare il mondo?
La risposta, a saperla cogliere, ci viene incontro da tutte le parti, sì, ma dal lato opposto, al negativo: dal fatto che questa capacità ci viene sottratta dal mondo in cui viviamo. Il fatto inquietante che i nostri figli (e noi con loro, dato che questa inquietudine ci inquieta meno, sempre meno) passano ore e ore, intere giornate, di fronte al display di un tablet, di un pc o di un televisore senza più quasi rendersene conto, non è più che sufficiente come prova? Ma questo cosa vuol dire? Che non hanno più capacità immaginativa? No, vuol dire una cosa ancora più allarmante: che oggi questa capacità appare loro del tutto inutile visto che quel mondo da immaginare c’è già, ed è il “mondo delle immagini” che cresce dentro, attorno e fuori di loro, è la “condizione normale” che abitano, il “deserto” che vivono, insomma, ancora una volta e per l’ultima, il – nichilismo.

Ecco, la consapevole consapevolezza di tutto questo, come dire, una sorta di “cura omeopatica”, mi sembra vivamente consigliabile, direi anzi doverosa.

Non dico altro.

Sì, egregio professor Del Vecchio,
giunti all’“età di confine” smarrirsi è un attimo, ma forse è proprio nel segno di questo “smarrimento” se a qualcuno di questi adolescenti riuscirà ancora di raggiungere l’–acqua …

… non hai sapore, acqua, né colore, né aroma,
non ti si può definire, ti si assapora senza conoscerti.
Non sei necessaria alla vita: sei la vita stessa.
Ci impregni di un piacere che non si spiega solo con i sensi.
Con te, rientrano in noi tutte le facoltà alle quali avevamo già rinunciato.
Grazie a te si riaprono in noi tutte le fonti inaridite del nostro cuore.
Antoine de Saint-Exupéry – “Terra degli uomini”)

… rimane il fatto che la Scuola, svuotata com’è di ogni senso e significato, deve ancora una volta, e sempre e comunque a partire da oggi, e non da ieri o dopodomani, farsi carico del senso e significato di tanto “svuotamento”, e magari a partire proprio dal vuoto che questi “nomadi” giunti all’”età di confine” indicano – loro malgrado.

gaetano, papà di domenicandreas lo presti
Milano, 13 ottobre 2012

Post scriptum

Mi permetto segnalare un articolo particolarmente “sentito”, scritto da un giovane ex-insegnante di mio figlio, il professor Enrico Tanca, titolato “L’ortografia aiuta i figli della società liquida più del pc” (http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/3/25/SCUOLA-2-L-ortografia-aiuta-i-figli-della-societa-liquida-piu-del-pc/161675/) Ecco, in esso m’è parso cogliere lo spirito di chi di fronte a tanto vuoto sa trovare la coerenza di spiegare che andare a capo di qualcosa non significa venirne già a capo, ma piuttosto rimanervi di fronte a testa alta.

Davvero un “nomade”, dal mio punto di vista.

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(1) Evidentemente, do per scontato che il termine nichilismo sia qui compreso nella sua accezione più filosofica che “psicologica” (morte di Dio, transvalutazione dei valori, età della tecnica, oblio dell’essere, ecc.) In questo senso è l’attuale movimento storico che impregna di sé ogni atto e pensiero, sin dentro le trame più intime del nostro stesso essere e vivere quotidiano.

2) La croix d’Agadès, è un prezioso talismano che conferisce al futuro pastore-guerriero la dignità di uomo libero, nonché la protezione divina. S’è ipotizzato che essa rappresenti la costellazione della croix du Sud, invisibile alle nostre latitudini, ma riferimento sicuro per chi, lasciate le coste mediterranee e raggiunta Agadès, la vede brillare vivissima nel cielo dell’emisfero australe