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Varalli

AUTOGESTIONE: ISTRUZIONI PER L’USO

Lo scorso anno scolastico (2008/2009), come ricorderete, si è svolta la prima esperienza di Autogestione nella storia dell’I.I.S. Claudio Varalli.

Ricordo l’apprensione di molti genitori (compreso il sottoscritto), in merito a questa “novità”; come se i nostri “bambini” corressero chissà quali rischi, in balia di chissà quali “ragazzacci”, in chissà quali contesti infernali degni della Divina Commedia (come se avessimo rimosso completamente il ricordo dei nostri anni di Liceo).

E invece… sorpresa! Si è trattato di un’esperienza molto positiva, dove gli studenti (che, malgrado la nostra opinione, non sono più dei “bambini”) hanno dato prova di grande capacità organizzativa e senso di responsabilità.

Gli argomenti trattati sono stati i più vari e interessanti. Si sono svolti collettivi sulla mafia, sugli “anni di piombo”, si sono proiettati film impegnati, ma sono stati trattati anche argomenti più leggeri e divertenti. Alcuni collettivi hanno riscontrato grande successo, altri un pochino meno, ma tutti sono stati seguiti con grande interesse dai partecipanti.

Insomma: un grande successo, anche a detta di tutti i genitori.

A seguito di un tale risultato: il Dirigente Scolastico ha deciso di concedere ai nostri ragazzi, anche quest’anno, di ripetere questa importante esperienza formativa.

L’auspicio era quello di ripetere e, se possibile, migliorare il lavoro dell’anno scorso.

Anche quest’anno, quindi, si è costituito un “comitato organizzativo” di studenti (che non era lo stesso dell’anno scorso) il quale, sentiti i pareri dei compagni di scuola in Assemblea, ha elaborato un programma di iniziative.

La richiesta, da parte degli studenti, era di poter effettuare un’Autogestione della durata di 3 giorni. Il Preside, dimostrandosi disponibile come di consueto, sosteneva che (visti i numerosi impegni scolastici) due giorni potevano essere sufficienti.

L’accordo raggiunto, alla fine del “negoziato”, è stato di due giorni: 14 e 15 dicembre 2009 .

E’ stato un peccato che, il comitato organizzativo, non abbia colto il senso dell’Autogestione, causando (di certo involontariamente) una reazione a cascata che ha generato confusione anche tra gli studenti.

Probabilmente, senza voler drammatizzare più del dovuto quelle che ritengo essere delle  “ragazzate”, che si sono verificate durante i due giorni di protesta che hanno seguito quelli di Autogestione, sarebbe utile fare un po’ di chiarezza sulle modalità che caratterizzano l’Autogestione e sul suo significato.

Partendo dalla parte più “noiosa”, ma irrinunciabile, dell’aspetto normativo (in verità piuttosto  carente): va detto che l’Autogestione NON è considerata un Diritto degli studenti, ne’ un obbligo da parte della scuola (come qualcuno erroneamente pensa).

Tant’è che non tutti gli Istituti la concedono; anzi, ci sono Dirigenti Scolastici che la considerano un illecito e che rientra nei casi prescritti dall’art. 340 del Codice Penale (interruzione di un ufficio, o servizio pubblico, o servizio di pubblica utilità).

A prova di quanto sopra si consideri la Proposta di Legge (la nr. 332), presentata il 3 maggio 2006, da parte del Deputato Cento (Gruppo Misto Girasole), che chiedeva proprio la modifica dell’Art. 340 del C.P., nella fattispecie la parte concernente “il reato di interruzione di un ufficio, o servizio pubblico, o di un servizio di pubblica utilità” (basta “googolare” per trovarla).

La motivazione della proposta di Legge (che, per inciso, non è stata approvata) si riferisce alle conseguenze “giudiziarie”, che molti studenti (e relativi genitori) hanno dovuto subire, causate dalle denuncie presentate a loro carico, a seguito di iniziative di Autogestione (e occupazione).

Denuncie che nella maggior parte dei casi, fortunatamente, sono state archiviate dai Magistrati (tranne quelle per danneggiamenti gravi).

Altri Istituti ritengono, più semplicemente, che l’Autogestione sia solo una perdita di tempo.

Va ricordato, inoltre, che l’Autogestione NON è un “festival anarchico”; vale a dire che gli studenti sono tenuti a rispettare il Regolamento Scolastico, l’Obbligo di Frequenza e, non ultimo, il Patto Educativo che i genitori hanno letto, approvato e sottoscritto.

L’Autogestione, infine, è caratterizzata da un “programma formativo/educativo alternativo a quello ministeriale”. In pratica si possono organizzare collettivi che abbiano una qualche parvenza “formativa e/o culturale e/o educativa”; cosa che mi è sembrato scarseggiasse, in alcuni casi, nell’Autogestione di quest’anno.

Resta inalienabile il Diritto allo Studio (sancito dalla Costituzione); per cui se anche un solo studente intende svolgere regolari lezioni: i Docenti sono tenuti ad accontentarlo.

Desidero, a questo punto, fare alcune considerazioni sul “significato” dell’Autogestione; o meglio (trattandosi di un aspetto “soggettivo”), di quello che mi piacerebbe fosse visto come il senso che dovrebbe animare questa iniziativa.

L’Autogestione, a mio avviso, è un “esercizio di Libertà”, con tutte le implicazioni che questa comporta; come, ad esempio, la responsabilità delle proprie azioni e delle proprie scelte, e quindi una grande opportunità di crescita.

I nostri figli, attraverso l’Autogestione, hanno anche l’opportunità di “maturare”, confrontandosi con le opinioni altrui (soprattutto quelle diverse), con l’impegno assunto di dover gestire delle iniziative da loro organizzate e che vengono svolte sotto la loro responsabilità (quantomeno morale).

Pare strano a dirsi, al giorno d’oggi, ma ogni Diritto comporta un Dovere e la nostra Libertà finisce dove comincia quella degli altri (chiedo scusa per la banalità).

Bisogna peraltro riconoscere, ai rappresentanti del comitato organizzativo, una certa sincerità.

Hanno ammesso infatti, in occasione della riunione convocata dal Preside, il 19 dicembre scorso, che le motivazioni della protesta erano alquanto inconsistenti (lo hanno detto loro, pubblicamente, davanti ai molti genitori intervenuti); si sono anche dissociati dal volantino, arrivato anonimamente in Segreteria, che descriveva il nostro Preside come un “dittatore” (la più incredibile delle assurdità che, come lo stesso Preside ha saggiamente detto, non vale neanche la pena di essere commentata).

Così come bisogna riconoscere il senso di responsabilità e di maturità, dimostrata dalla maggioranza degli studenti che, già al secondo giorno di protesta, ha capito perfettamente la situazione, decidendo di entrare a scuola e svolgere regolarmente le lezioni.

Spero che la concessione del Preside, del terzo giorno di Autogestione, che si terrà il primo febbraio, non venga vista da certi studenti (che rappresentano una minoranza) come una sorta di “vittoria della rivoluzione” nei confronti della “tirannide istituzionale”…

Non si tratta assolutamente di questo; ma di una “prova di Appello” che da loro l’opportunità di dimostrare di aver capito che, l’Autogestione, è cosa ben diversa da quella che si è svolta nei due giorni di dicembre scorso.

In quest’ottica non mi resta che augurare “Buona Autogestione a tutti!”.

 

Massimo Mainardi

(mainardi@icmpromotion.com)

 

Milano, 22 gennaio 2010

 

Ripreso dal sito DIESSE SCUOLA   http://www.diesse.org/default.asp?id=564

Quesito 029


Domanda

Avrei bisogno di alcuni chiarimenti:
1) Quale responsabilità hanno i docenti se durante l’autogestione viene chiesto loro, dagli allievi di allontanarsi dalla classe?
2) Se un allievo dovesse farsi male di chi è la responsabilità?
3) I docenti contrari all’autogestione possono rifiutarsi di fare lezione secondo il calendario stabilito dagli allievi?


Risposta

Premessa: l’autogestione non ha alcuna regolamentazione in quanto semplicemente non è contemplata dalla normativa.
In termini di codice penale rappresenta interruzione di pubblico servizio – perciò, è penalmente perseguibile – e pertanto non può nemmeno essere autorizzata in quanto tale (poi si trovano diverse forme meno esplicite, ma comunque tutte devono essere preventivamente inserite nel POF, altrimenti sono chiaramente illegali).

la responsabilità sui minori resta, anche se il docente è costretto ad allontanarsi dall’aula; vale non solo per gli atti di autogestione, ma anche per le normalissime assemblee di classe: il docente resta responsabile della tutela del minore, anche se va fuori dall’aula. E nel caso in cui un allievo dovesse farsi del male la responsabilità è del docente che ha in carico la classe (e il singolo allievo con essa) in quel momento.

Se l’autogestione non è programmata all’interno del POF (come detto in premessa), il docente deve rifiutarsi di seguire calendari diversi di lezione da quelli stabiliti dalla scuola; a meno che non intervenga il capo d’istituto con proprio provvedimento provvisorio a modificare l’orario in questione. Il docente comunque è tenuto per contratto a prestare la propria lezione esclusivamente in rapporto alla disciplina da lui insegnata e per cui è abilitato; richieste di altro genere esulano dalle competenze del profilo professionale.