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“Voti a scuola, il 3 è umiliante?” – Cosa ne pensate?

Il preside del Berchet ha chiesto ai prof di non scendere sotto il 4. I genitori: ha ragione

«Voti a scuola, il 3 è umiliante? Si giudica il lavoro, non i ragazzi»

Il provveditore Colosio: un errore ridurre gli spazi di valutazione

Il preside del Berchet ha chiesto ai prof di non scendere sotto il 4. I genitori: ha ragione

«Voti a scuola, il 3 è umiliante? Si giudica il lavoro, non i ragazzi»

Il provveditore Colosio: un errore ridurre gli spazi di valutazione

MILANO – Fa discutere la proposta del preside del liceo classico Berchet, Innocente Pessina, di abolire i voti inferiori al «quattro» in sede di scrutinio, poiché colpevoli di «umiliare» troppo i ragazzi creando «inutili frustrazioni». Un’idea che trova pochi consensi tra i colleghi, oltre alla secca bocciatura dai vertici scolastici regionali. Una proposta stupida, pericolosa, fuorilegge» per i presidi. «Una trovata utile e su cui ragionare», invece, per molti genitori e insegnanti che hanno scritto al Corriere esprimendo sostegno alla campagna di Pessina. Tuttavia, il provveditore Giuseppe Colosio non ci sente: «I voti vanno dall’uno al dieci. Un eventuale “due” non è diretto né all’alunno né al suo modo di essere, bensì a una prestazione». Per dare voti, secondo il direttore regionale, servono «serietà, chiarezza e trasparenza», perché la scuola non è il luogo dove si risolvono tutti i problemi. «Semmai aiutiamo i ragazzi con valutazioni corrette».
Sulla stessa linea Annamaria Indinimeo dell’Itis Feltrinelli. «È un ragionamento pericoloso» sostiene, pensandola all’esatto opposto del collega del Berchet: «È irragionevole interpretare il voto come un’offesa alla famiglia o alle persone. Si tratta semplicemente della valutazione di una performance . Altrimenti si crescono giovani fragili e ipersensibili». Per Indinimeo, infatti, «un voto cattivo, spesso, è più utile di uno positivo». Anche perché i criteri di valutazione devono essere oggettivi: «Se esiste una scala da uno a dieci, fra l’altro ormai legata a doppio filo al sistema dei crediti, questa va rispettata. Mettiamo che un ragazzo consegni un foglio in bianco: che fare? Perché non dare il minimo dei voti? O, al contrario, il massimo? Semmai – apre – bisognerebbe essere più chiari nello spiegare ad alunni e famiglie quali metodi si utilizzano per le valutazioni». Un problema culturale, quindi, che riguarda soprattutto le famiglie.
Tagliente e lapidario il commento del preside del liceo Vittorio Veneto, Michele D’Elia: «Si tratta di una stupidaggine che contribuisce alla distruzione in atto della scuola, un’ulteriore ferita su un corpo già segnato: partire dal quattro sarebbe scorretto. Mi chiedo – attacca – come mai questa idea emerga proprio ora, alla vigilia degli scrutini?».
Più possibilista, invece, il collega del liceo storico rivale del Berchet, il Parini, Carlo Pedretti. «Bisogna distinguere due ambiti. Da un lato – spiega Pedretti – c’è la normativa. E su quella non si discute. Dall’altro c’è invece un ragionamento pedagogico interessante, che può essere utile per sensibilizzare il legislatore. Perché, in effetti, ogni anno registriamo una debolezza maggiore nei nostri giovani. Un ragionamento in materia – conclude Pedretti – può contribuire a migliorare le cose».

Vivimilano